venerdì 17 gennaio 2014

FORZA DONNE sono arrivato... Anzi son già proprio QUI!

Dai, coraggio DONNE, mica avrete paura di quel che vedete... è che adesso mi son adeguato e viaggio con il SUV e con l'attrezzatura che ci vvole, mica potevo girare con la bicicletta come una vvolta.

La miseria vacca, m'è scappato ancora quel balbettìo scemo che il mio maestro cchiamava BB BALLBUZIE, essì che ci ho fatto il corso con la logo...cosa che, tanto per non sbagliare, era pure 'na bella... No, non v'ho fatto le corna io son fedele che altrimenti co 'l coltello appena rrotato poi chissà che poi mi fate, sono un tipo in ORDINE IO, e lo sapete tutte che vvostro marito non s'accorgerebbe mai di niente. Sono una tomba di quelle di una volta, controllata dal cappellano il primo d'ogni mese!

Ecché mi chiedete? o non l'avete capito? Oh, bella ma son sempre l'ARROTINO, sempre io, il Corradino, e non c'è DISTANZA o NEVE che mi possa fermare, e ci ho pure le gomme armate. E poi ci pensa equitalia a mettermi il peperone nel cculo, ma non lo dite in giro io lo scontrino ve lo do tutto e vi faccio pure lo sconto dell'IVA.!

Già perché se adesso sgarro me lo portan via il SUV e non c'è santolo che li fermi!

Forza donne e se i coltelli sono a posto, fa gnente, almeno due forbicine per le vostre unghiette assassine, mi par di sentire ancora come graffiano, però come le arroto io, e nel verso giusto, fan pure una grattatina a punta controllata!

Vabbé ho capito è gia passato un altro, quello giovane giovane bello scuro che vien dal MALI. Sì l'ho già incontrato anch'io e m'han detto che come arrota LUI sembro IO vent'anni fa... occhio però, che appena sa un po' d'italiano quello lo dice in giro!   

venerdì 27 dicembre 2013

MDMA

Era giusto poco più di un anno fa, anzi un po' di più, l'anno scolastico era cominciato da poco e il prof Benito, di nuovo un po' più di 11 anni dalla andata in pensione, era tornato nella sua vecchia scuola. Vecchia per lui che ci aveva passato quasi venticinque anni (dopo i primi dieci nella antica sede di via Castiglione) ma ancora splendida con quelle aule ampie, i corridoi capaci di contenere le decine di ragazzi e, soprattutto, ragazze fra un turno di laboratorio e l'altro (già perché quello era l'ultimo piano, quello dei chimici, e li avevano messi lassù proprio perché evitassero di impestare tutto lo storico Istituto Aldini-Valeriani di Bologna con i loro effluvi sulfurei).

Alcuni degli ex-colleghi e un paio di ex-studenti diventati incaricati gli avevano fatto festa, quasi una rimpatriata conclusa giù al bar del pianterreno, persino con un passaggio del preside rosso di pelo e di tessera (la scuola era allora di proprietà comunale) e dalla memoria feroce e dalla stretta di mano fin troppo stritolante. Poi i saluti e l'uscita.

L'uscita...? Chissà cos'era successo, un'improvvisa amnesia, la ricerca di angoli sedimentati in qualche luogo della memoria, fatto sta che il prof Benito s'era trovato come perso in quei corridoi  che davano accesso ai tanti e diversi reparti e laboratori. Gli accadeva anche un tempo, con quei corridoi tutti uguali e anche gli infissi tutti dello stesso colore, fosse il reparto tipografi o i muratori  (preferivano il termine "edili"). Poi, casualità o voglia di passato, si trovò a salire fino al terzo piano ed era stata la cadenza claudicante delle sue gambe a rompere il silenzio  e impedire il formarsi del senso di solitudine che di solito quegli ambienti vuoti comportano.

E poi fu tutto un susseguirsi di stimoli, gli venne in mente che al tempo che fu lui, il prof Benito, teneva nascosta la chiave d'accesso allo sgabuzzo dei bidelli  e da lì poteva entrare nei vari laboratori come un gioco facile, facile. E fu proprio così, secondo la consueta sequenza: armadietto con tutte le chiavi sempre aperto, con in basso zucchero, caffè e riserva per la "correzione" e poi sopra e in ordine le chiavi del lato destro e ritorno dal sinistro. Come per caso scelse le chiavi del lab di sintesi organiche industriali e vide che anche la sequenza dei vari ambienti era rimasta la stessa, prima la zona sintesi con i reattorini in vetro da tre litri con agitatori meccanici e riflusso e bagno d'olio termostato per le lavorazioni a pressione atmosferica, poi la zona del vuoto per filtrare, concentrare fino ad essiccare etc. etc. Neanche tanto etc. etc., ostinato il prof Benito disordinato nella vita quotidiana (e negli amorazzi, dicevno le allieve) insisteva nel voler verificare stato di tutte le attrezzature e il necessario corredo bibliografico.  Già, c'era ancora il suo vecchio Merck Index, persino i volumi gialli dell'Enciclopedia di chimica applicata, con tutte le sostanze in bell'ordine alfabetico, e, ma che strano, anche il suo brogliaccio nel solito abituale disordine e con l'abituale impasto di appunti scolastici e di lista per la spesa al supermercato che, conteneva, strano, una sigla MDMA.

MDMA ... MetilenDiossiMetAnfetamina...Cristo, ma è l'ECTASY, son diventati mat... e improvviso arrivò il suono di una sirena d'allarme e così prof Benito si alzò di scatto, ruzzolando a terra perché nella foga del risveglio si era dimenticato che dal 1959 aveva solo una gamba e mezzo e non era la sirena, era la pentola a pressione con tutte le verdure e due ali di tacchino per la cena sua e della sua cagnolina!

Il resto? una felice illusione...


NB “Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. 
Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link  http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ “  

domenica 22 dicembre 2013

e viene NATALE

Che strano, erano anni che non arrivavo a scrivere il post del NATALE.  E' come capitato rispondendo a un post di altri che la tastiera da sola ha cominciato a scrivere di qualcosa apparentemente lontano, tanto che la maggior parte degli attori di allora sono stati accompagnati al luogo dove si attende l'ultimo gaudio universale e qualche ricordo nei primi di novembre.

Sarà che qui dove sono da qualche anno la temperatura invernale è addolcita solo dal caminetto e qualche volenterosa stufa a bombola, come del resto accade spesso nell'Italia più a Sud o, appunto, nelle isole come questa splendida Sardegna. Dicevo sarà anche per questo che la memoria corre lontano nel tempo o, forse, perché i Natali dei bimbi sono più RICORDIOSI, quando tutto è una nuova sorpresa. E poi...

E poi eravamo tanti in quella via Lughese nro 35 di San Prospero di Imola della tribù dei CIARAVAL (da 20 a 25 membri) ancora all'inizio del 1940. C'ero anch'io, nonostante fossi il figlio di una delle femmine, la Valda (classe 1912), spedito lì da Ravenna a fare la prima elementare nel timore che nella città più grande prima o poi arrivassero i bombardamenti o forse perché non mi accorgessi che il babbo era partito assieme ad altri per l'avventura russa. Volontario, perché i colleghi che avevano fatto la Spagna eran stati tutti promossi di grado (e di paga)! Già la paga per i prediletti, a parole, del Duce prendevan 360 lire al mese e ne pagavano subito 120 per l'affitto di camera cucina nelle case popolari di via Fiume a Ravenna.

Ma torniamo ai giorni della vigilia e ai preliminari, come quando iniziò la mattanza dei maiali, uno per ognuna delle due case nelle quali la tribù dei Geminiani era divisa. Magroni destinati all'ingrasso e poi al sacrificio finale. Capo delle operazioni PRIMO, nato per secondo, al quale era affidato il coordinamento e la parte fondamentale, la sistemazione e scelta della carne. Il problema cominciava con la cattura perché prima della cattura erano messi in libertà per l'aia onde evitare addensamenti di sangue, solo che poi bisognava prenderli e quelli sapevan correre forte con rapide inversioni di marcia e grugniti.  Alla fine il primo viene "incantonato", e legato sulla spianatrice per il grande sacrificio, solo che evidentemente qualcuno si era emozionato e sul più bello era riuscito a divincolarsi e darsi al galoppo con il coltello piantato, male, nel collo. Ripreso, risdraiato e appeso a testa in giù per scolare tutto il sangue, prezioso componente del "burleng" (sanguinaccio, puro sangue versato su una base di "brazadèla" e poi ricotto al forno), e quindi la divisione via via nelle varie parti.

E noi bambini a correre di qua e là, semper in te mez di maròn, e Primo a tagliare e controllare. Le operazioni erano numerose e varie, separazione delle interiora e delle animelle, fegato, reni per le successive operazioni. Le interiora ripulite e preparate per la funzione di contenitori di salsiccie, salami e simili non appena fossero state selezionate le carni adatte e il giusto equilibrio magro e grasso. Ma ormai per noi il divertimento era concluso perché tutti avevano il loro da fare e presto sarebbe arrivato qualcosa di utile, la pié fréta, la pizza fritta nel grasso: bolle di pasta tipo pizza buttate nel grasso bollente per diventare delle bolle saporite e rigonfie e spesso condite con la "saba".

Ma e il PRESEPE? L'ALBERO?

Per il PRESEPE bastava e avanzava quello del PRETE, il Parroco don Montroni, e i miei eran romagnoli che andavano a Messa la domenica e le donne qualche spesso anche alla Messa delle 6 di mattina durante la settimana, se non c'erano lavori urgenti. Quanto all'ALBERO, arrivò dopo il '45, un po' striminzito con delle arance appese, frutto insolito nella Romagna dell'epoca e accompagnate a volte dai più facilmente spellabili mandarini ancora più preziosi.

E i bimbi, contenti lo stesso. Non sempre, è vero, avevo visto, Natale 1944, in una vetrina a Bussolengo dove eravamo con mio padre al seguito del suo Duce, un bellissimo cavallino con carrozza e pedaliera, ricordo ancora il prezzo, 9.000 lire ma nessuno l'ha mai saputo che mi piaceva!



venerdì 13 dicembre 2013

DIVERGENZE

Steso sul quel residuo di divano, tutto avviluppato nella logora vestaglia a parziale surrogato della stufetta a gas ormai spenta (doveva ancora pagare la bombola precedente) si girò e con voce carica d'odio esplose: TANGHERO A CHI?

Ma amore, ti prego, non ho detto "tanghero", ero come immersa in un ricordo, un ricordo in cui eravamo giovani giovani, avevamo come sempre bisticciato e mi ero buttata quasi con violenza fra le braccia di quel bel TANGUERO che tanto ti aveva ingelosito. 

E feci bene, caro il mio gelosone...

Mi strappasti via e per due giorni tu fosti tutto e solo per me, ignorando lavoro e moglie!

sabato 30 novembre 2013

la cerimonia era in pista

Ormai era stato deciso che la sala della riunione sarebbe rimasta intatta, nonostante i muri fossero aggrediti da una lenta corrosione iniziata quattro secoli prima. Corrosione ormai giudicata inarrestabile e qualsiasi intervento rischiava di pregiudicarne l'identità storica, garantita dalle tracce ancora vive di un affresco.


Già, l'affresco, vanto dei "conservatori" che generazione dopo generazione si eran succeduti nell'impegno di tener fede al giuramento di nulla mutare, nulla consolidare, così da confermare che gli uomini, in quanto singoli INDIVIDUI, passano ma le ISTITUZIONI restano per garantire comunque la sopravvivenza di quella speciale etnìa che sola poteva garantire qualità e nobiltà del vivere comune.



E del resto proprio nell'angolo destro della parete di fondo rispetto all'ingresso erano ancora evidenti  gli ultimi resti miracolosamente intatti del copricapo originale del grande saltimbanco che per primo aveva dato inizio a questa  istituzione e forse aveva anche provveduto a comporre l'affresco-programma da tramandare.



Certo nel succedersi degli anni c'erano stati anche momenti critici, si era gridato da parte di alcuni alla illusione, alla truffa, chimici e biologi si erano affannati nel dimostrare che il tessuto del copricapo fosse di origine nota. Ma non erano riusciti a trovare o a costruire per via biologica insetto, tarma o altro accidente in grado di aggredirlo. Sembrava quasi che quel tessuto fosse in grado di autoriprodursi tanto che misteriosamente si erano ricostituite persino le piccole porzioni prelevate per procedere alle analisi.



EPPURE. Appunto, eppure arrivò il giorno della riunione degli ultimi eredi viventi  per gli  ultimi eredi viventi, di ogni etnia ed  arrivati da ogni dove. Fra loro non si conoscevano, vedendosi all'esterno e prima di entrare nella sala del grande mistero non riuscivano a capire che cosa li unisse, poi entrarono, qualcuno cominciò ad accendere le torce e man mano il grande affresco prendeva consistenza, le immagini erano via via più significative e finalmente capirono che cosa li univa e rendeva importante la loro ISTITUZIONE e tornarono rincuorati e rinnovati là da dove erano ripartiti riportando con sé la SPERANZA.






venerdì 20 settembre 2013

FINALMENTE! Chissà se mia madre, là dove si trova, potrà sentirsi rasserenata...

Quello che Papa Francesco ha detto nell'intervista a Civiltà Cattolica ha dimostrato una grande apertura, almeno così appare, al sentire e ai problemi di molti, anche se già appaiono i distinguo e le rettifiche, come queste dei cosiddetti ATEI DEVOTI e nei fatti sostenitori delle più retrive posizioni della curia e dei rapporti di potere così ben impersonati dal Cardinal RUINI.

Ed è per questo che ho ripensato a mia madre e a mio padre tornato dalla campagna di Russia per una licenza nel 1943 e che, in un eccesso di entusiasmo, dimenticarono il solito coitus interruptus, mio padre tornò al fronte (c'era andato volontario) e mia madre si ritrovò incinta e risolse il problema dopo un po', giusto in tempo per capire che dopo due maschi era in attesa di una femminuccia.

Non era una fanatica praticante, da brava contadina di una famiglia che aveva fatto il passaggio da mezzadri a proprietari era comunque cresciuta con buoni e bravi principi e sentiva pienamente il senso di colpa per questo aborto (pratica del resto ampiamente praticata da molti). Fu quindi una sorpresa per lei sentirsi trattata come la Chiesa usava fino a non molto tempo fa, colpevole di un peccato al quale il normale confessore non poteva porre rimedio ed era quindi una infamia.

E  questo per anni, lasciate le Romagne e andata tutta la famiglia a Trieste nulla cambiava finché finì di ignorare la Chiesa, la Messa e poi, io ero più grande, lo sfogo, l'amarezza, il perdurare del duro rifiuto e l'ossessione di questa bimba alle quale aveva impedito di nascere. E poi gli anni passano, ancora, mio padre va in pensione, i figli grandi in giro per il mondo,  il ritorno in Romagna da una sorella molto più giovane (quasi una figlia), e un prete "normale" che finalmente l'assolse (anni '80) e allora pian piano ritornò la domenica, il vestito "buono", l'offerta, le chiacchiere sul sagrato fra quasi settantenni, riaccettata nel mondo della sua infanzia.

Penso, spero, che questo intendesse dire Papa Francesco, anche se troppo radicato è l'astio, quasi l'odio, che molti supposti credenti hanno su certi argomenti nei confronti di chi sbaglia specie se non sono scusati perché ricchi e potenti.

martedì 27 agosto 2013

EMPIRICI e PSEUDOFILOSOFI della politica

Poco dopo (100-1000 anni, fate voi) che l'uomo "scoprì" il FUOCO si accorse anche che aveva delle doti magiche, ad esempio i sassi che lo limitavano dopo erano "caldi" fino al punto da non poter essere toccati senza veder carbonizzarsi parte della mano. Scoprirono anche che il "bagnato" magicamente spariva senza più tornare se prima non pioveva.

Passarono gli anni, i secoli, gli umani costruirono recipienti fino a ottenerne da poter mettere sul fuoco (specie se come braci) senza rompersi e dentro a quei recipienti potevano mettere, ad esempio, dell'acqua. L'acqua a un certo momento "bolliva", fino a sparire. Già l'acqua prima c'era e poi... più! Addirittura, se fuori era freddo, sopra al recipiente si formava una roba che chiamarono "nebbia" tanto che sembrava fosse di nuovo uguale a quella cosa che chiamavano acqua.

Camminarono ancora gli anni e i secoli e qualcuno disse che dal fuoco usciva un qualcosa chiamato "calore" e se fornivo questa cosa all'acqua liquida quella diventava "vapore" e se a questo vapore toglievo calore l'acqua tornava liquida.

E allora qualche empirico stufo di chi gli chiedeva cosa fosse il CALORE, cosa fosse l'ACQUA LIQUIDA e cosa fosse l'ACQUA VAPORE rispose: se metto del calore il liquido diventa vapore, se tolgo calore al vapore questo diventa liquido il perché non mi importa, ma questo è un fatto.


E fu così che si cominciarono a osservare I FATTI prima delle fantasie e filosofi, poeti e religiosoni li chiamarono EMPIRICI. E lo dicevano con le faccine gravide di barbe e di disprezzo, quasi fossero delle banali MERDE.

Succede anche oggi, prendete ad esempio il binomio BERLUSCONI-MEDIASET. Se Berlusconi in qualche modo controlla il GOVERNO, MEDIASET sta bene. Se Berlusconi è fuori dal GOVERNO, MEDIASET soffre. Che poi Berlusconi controlli o meno Mediaset e se questo accada in modo palese in modo palese o meno a me, EMPIRICO di MERDA, non importa un bel NIENTE. 

Io osservo, questo accade, le conseguenze e i motivi trovateli voi.