domenica 26 gennaio 2014

UN TRENO TUTTO E SOLO PER LORO...


PAPI, vero che quando arriviamo staremo più larghi? 


PS: alcune considerazioni di un certo NITOKREMA,  di qualche anno fa, del comportamento di SANTA MADRE nei confronti delle leggi razziali.


lunedì 20 gennaio 2014

SENATORI a VITA e IMBECILLI ETERNI

Il commiato discreto dal nostro mondo sensibile del senatore a vita ABBADO, fa venire in mente quel che si è scritto da parte di quei non pochi ALCUNI che forse per questo non hanno ritenuto, salvo mio errore, anche solo ricordarne oggi la storia, l'alta considerazione universale e la limpidezza di vita forse abituati a illustrare come normale vite e atteggiamenti altrove ritenuti INDEGNI.

E non è certo strano che fra questi brillino per cocciuto impegno ceti quotidiani come LIBERO e il confratello per consuetudine politica IL GIORNALE .

Scrive infatti LIBERO  "Pur rispettando il Capo dello Stato e i quattro nominati - spiegano -, dalle carte trasmesse alla Giunta non sono emersi elementi sufficienti ad identificare gli altissimi meriti scientifici della prof. Cattaneo né gli altissimi meriti sociali attribuiti a tutti e quattro (oltre alla Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia Claudio Abbadondr).

I referenti sono, ovviamente quelli di Forza Italia e si sono distinti il BONDI e il GASPARRI, a quest'ultimo forse glielo ha suggerito La Russa per le sue note abitudini di frequentatore di balere, quanto al Bondi pienamente giustificato infatti, salvo rare eccezzioni, è noto che in Italia i Ministri dediti ai Beni Culturali e anche Pubblica D-Istruzione sono di solito persone del tutto estranee a queste opzioni, per evitare modifiche delle qualità italiche notoriamente allergiche a simili impegni se non confortate da lauti stipendi. 

il Capo dello Stato aveva estratto dal suo cilindro il premio Nobel per la Fisica, la celebre archistar, la neurobiologa della ricerca sulle staminali e il direttore d'orchestra. Cattaneo, Piano, Rubbia e Abbado, nel giorno della decadenza del Cav, erano già finiti nel mirino di Forza Italia. Il 27 novembre, infatti, Sandro Bondi Maurizio Gasparriavevano puntato il dito: "Solo oggi sono tutti presenti, chi è venuto solo oggi a Palazzo Madama a partecipare a questa gogna non fa onore al suo incarico".

Interessanti alcune sottolineature come quelle de L'ADIGE   < «Sta preparando il Letta bis con quattro nuovi senatori di sinistra», è l'accusa durissima che è venuta a stretto giro di posta dal Pdl e dalla Lega. Meno urticante la critica dei grillini che invece battono il tasto delle spese chiedendosi «se c'era proprio bisogno» di far sborsare allo Stato altri quattro generosi emolumenti a vita.

Ma poi ci pensa la «pitonessa», Daniela Santanchè a dire quello che molti nel Pdl hanno pensato: lo scranno doveva andare a Silvio, per i suoi meriti imprenditoriali e politici. Sì, perchè per mesi il Pdl - più o meno apertamente - ha premuto sul Colle affinchè prendesse in considerazione l'ipotesi di nominare senatore a vita proprio il Cavaliere, mettendolo con una semplice firma al riparo da tanti, tanti guai.>


Concludendo e riassumendo:  Napolitano ha nominato quattro nuovi senatori a vita, Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, che vanno a riempire i vuoti lasciati da Sergio Pininfarina, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e Giulio Andreotti, passati a miglior vita. Il presidente ha comunicato personalmente la notizia ai quattro, poi a SkyTg24 ha detto: «Mi sento alleggerito, come sempre quando si compie un adempimento: ho compiuto quello che mi toccava di compiere». La nomina dei senatori a vita dovrebbe essere una festa – si tratta in ogni caso, e specialmente in questo, di un riconoscimento a persone di grande valore culturale e scientifico – e però la Lega, il Movimento 5 Stelle e il Pdl hanno insultato le nomine e lo stesso Napolitano. La Santanché ha detto che l’unico che doveva essere nominato era Berlusconi, Airola, grillino, ha messo tra virgolette questa frase: «Saranno stipendiati a vita senza essere stati eletti da nessuno, saranno i lacchè delle larghe intese», Calderoli la butta in politica («non vorrei mai che queste nomine possano assumere l’importanza che i senatori a vita ebbero nel sostegno del governo Prodi»), mentre Salvini, sempre della Lega, dice: «La nomina è una presa per il culo per gli italiani che fanno sacrifici».

sabato 18 gennaio 2014

OR MI SOVVIEN MATILDE quando il BARBAROSSA venne a inchinarsi e sottomettersi.


E' questa l'immagine del Federico Barbarossa che si genuflette davanti a Gregorio VII a Canossa

Nell'inverno fra il 1076 e il 1077 Enrico e la suocera, la contessa Adelaide di Susa, iniziarono la loro processione penitenziale a Canossaper ottenere la revoca della scomunica da parte di papa Gregorio VII. Con loro vi erano anche il cognato Amedeo II di Savoia e il marchese Azzorre d'Este. Per tre giorni e tre notti, dal 25 al 27 gennaio 1077, Enrico fu costretto ad umiliarsi, dovendo attendere davanti al portale d'ingresso del castello della marchesa Matilde di Canossa d'essere ammesso al cospetto del papa: l'attesa ebbe luogo mentre imperversava una bufera di neve ed Enrico giaceva inginocchiato,a piedi completamente scalzi, vestito soltanto con un saio, il capo cosparso di cenere, di fronte al portale chiuso. Solo grazie all'intercessione del padrino, l'abate di Cluny Ugo, e della marchesa Matilde, poté essere ricevuto dal papa il 28 gennaio.

Mi ha molto stupito tutto questo piangere e disperarsi perché quel politico nostrano è stato costretto a recarsi nell'odiato castello dei MANGIABAMBINI  (magari dopo averli arrostiti). Ci si dimentica che per poter accedere ha prima subito una ignominosa condanna non solo dall'organo istituzionale a ciò addetto (i giudici di ogni ordine e grado) ma anche da parte del collegio dei SUOI PARI che l'hanno ridotto allo stato "laicale".

Interpretazione di comodo? Può essere, ma se ben si guarda la ventennale storia di quel tal signore si nota che sempre ha preferito ricevere non tanto nei luoghi istituzionali, ma addirittura nelle sue villone più o meno adattate forse perché Palazzo Chigi e altri simili luoghi non erano sufficientemente idonei a sottolinearne il potere e la discrezionalità.


E quanto a Renzi, da semplice sindaco andò a suo tempo nella casa di quel tale ma adesso volutamente gli ha imposto di andare là dove lo stesso cosiddetto SINDACO è il DOMINUS, sia pure democratico, del partito più forte mentre compar Silvio si è visto subire una scissione ed evita accuratamente di esporsi a PRIMARIE o simili proprio per evitare di contare i numeri reali nella sua conclamata FORZA ITALIA.


venerdì 17 gennaio 2014

FORZA DONNE sono arrivato... Anzi son già proprio QUI!

Dai, coraggio DONNE, mica avrete paura di quel che vedete... è che adesso mi son adeguato e viaggio con il SUV e con l'attrezzatura che ci vvole, mica potevo girare con la bicicletta come una vvolta.

La miseria vacca, m'è scappato ancora quel balbettìo scemo che il mio maestro cchiamava BB BALLBUZIE, essì che ci ho fatto il corso con la logo...cosa che, tanto per non sbagliare, era pure 'na bella... No, non v'ho fatto le corna io son fedele che altrimenti co 'l coltello appena rrotato poi chissà che poi mi fate, sono un tipo in ORDINE IO, e lo sapete tutte che vvostro marito non s'accorgerebbe mai di niente. Sono una tomba di quelle di una volta, controllata dal cappellano il primo d'ogni mese!

Ecché mi chiedete? o non l'avete capito? Oh, bella ma son sempre l'ARROTINO, sempre io, il Corradino, e non c'è DISTANZA o NEVE che mi possa fermare, e ci ho pure le gomme armate. E poi ci pensa equitalia a mettermi il peperone nel cculo, ma non lo dite in giro io lo scontrino ve lo do tutto e vi faccio pure lo sconto dell'IVA.!

Già perché se adesso sgarro me lo portan via il SUV e non c'è santolo che li fermi!

Forza donne e se i coltelli sono a posto, fa gnente, almeno due forbicine per le vostre unghiette assassine, mi par di sentire ancora come graffiano, però come le arroto io, e nel verso giusto, fan pure una grattatina a punta controllata!

Vabbé ho capito è gia passato un altro, quello giovane giovane bello scuro che vien dal MALI. Sì l'ho già incontrato anch'io e m'han detto che come arrota LUI sembro IO vent'anni fa... occhio però, che appena sa un po' d'italiano quello lo dice in giro!   

venerdì 27 dicembre 2013

MDMA

Era giusto poco più di un anno fa, anzi un po' di più, l'anno scolastico era cominciato da poco e il prof Benito, di nuovo un po' più di 11 anni dalla andata in pensione, era tornato nella sua vecchia scuola. Vecchia per lui che ci aveva passato quasi venticinque anni (dopo i primi dieci nella antica sede di via Castiglione) ma ancora splendida con quelle aule ampie, i corridoi capaci di contenere le decine di ragazzi e, soprattutto, ragazze fra un turno di laboratorio e l'altro (già perché quello era l'ultimo piano, quello dei chimici, e li avevano messi lassù proprio perché evitassero di impestare tutto lo storico Istituto Aldini-Valeriani di Bologna con i loro effluvi sulfurei).

Alcuni degli ex-colleghi e un paio di ex-studenti diventati incaricati gli avevano fatto festa, quasi una rimpatriata conclusa giù al bar del pianterreno, persino con un passaggio del preside rosso di pelo e di tessera (la scuola era allora di proprietà comunale) e dalla memoria feroce e dalla stretta di mano fin troppo stritolante. Poi i saluti e l'uscita.

L'uscita...? Chissà cos'era successo, un'improvvisa amnesia, la ricerca di angoli sedimentati in qualche luogo della memoria, fatto sta che il prof Benito s'era trovato come perso in quei corridoi  che davano accesso ai tanti e diversi reparti e laboratori. Gli accadeva anche un tempo, con quei corridoi tutti uguali e anche gli infissi tutti dello stesso colore, fosse il reparto tipografi o i muratori  (preferivano il termine "edili"). Poi, casualità o voglia di passato, si trovò a salire fino al terzo piano ed era stata la cadenza claudicante delle sue gambe a rompere il silenzio  e impedire il formarsi del senso di solitudine che di solito quegli ambienti vuoti comportano.

E poi fu tutto un susseguirsi di stimoli, gli venne in mente che al tempo che fu lui, il prof Benito, teneva nascosta la chiave d'accesso allo sgabuzzo dei bidelli  e da lì poteva entrare nei vari laboratori come un gioco facile, facile. E fu proprio così, secondo la consueta sequenza: armadietto con tutte le chiavi sempre aperto, con in basso zucchero, caffè e riserva per la "correzione" e poi sopra e in ordine le chiavi del lato destro e ritorno dal sinistro. Come per caso scelse le chiavi del lab di sintesi organiche industriali e vide che anche la sequenza dei vari ambienti era rimasta la stessa, prima la zona sintesi con i reattorini in vetro da tre litri con agitatori meccanici e riflusso e bagno d'olio termostato per le lavorazioni a pressione atmosferica, poi la zona del vuoto per filtrare, concentrare fino ad essiccare etc. etc. Neanche tanto etc. etc., ostinato il prof Benito disordinato nella vita quotidiana (e negli amorazzi, dicevno le allieve) insisteva nel voler verificare stato di tutte le attrezzature e il necessario corredo bibliografico.  Già, c'era ancora il suo vecchio Merck Index, persino i volumi gialli dell'Enciclopedia di chimica applicata, con tutte le sostanze in bell'ordine alfabetico, e, ma che strano, anche il suo brogliaccio nel solito abituale disordine e con l'abituale impasto di appunti scolastici e di lista per la spesa al supermercato che, conteneva, strano, una sigla MDMA.

MDMA ... MetilenDiossiMetAnfetamina...Cristo, ma è l'ECTASY, son diventati mat... e improvviso arrivò il suono di una sirena d'allarme e così prof Benito si alzò di scatto, ruzzolando a terra perché nella foga del risveglio si era dimenticato che dal 1959 aveva solo una gamba e mezzo e non era la sirena, era la pentola a pressione con tutte le verdure e due ali di tacchino per la cena sua e della sua cagnolina!

Il resto? una felice illusione...


NB “Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. 
Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link  http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ “  

domenica 22 dicembre 2013

e viene NATALE

Che strano, erano anni che non arrivavo a scrivere il post del NATALE.  E' come capitato rispondendo a un post di altri che la tastiera da sola ha cominciato a scrivere di qualcosa apparentemente lontano, tanto che la maggior parte degli attori di allora sono stati accompagnati al luogo dove si attende l'ultimo gaudio universale e qualche ricordo nei primi di novembre.

Sarà che qui dove sono da qualche anno la temperatura invernale è addolcita solo dal caminetto e qualche volenterosa stufa a bombola, come del resto accade spesso nell'Italia più a Sud o, appunto, nelle isole come questa splendida Sardegna. Dicevo sarà anche per questo che la memoria corre lontano nel tempo o, forse, perché i Natali dei bimbi sono più RICORDIOSI, quando tutto è una nuova sorpresa. E poi...

E poi eravamo tanti in quella via Lughese nro 35 di San Prospero di Imola della tribù dei CIARAVAL (da 20 a 25 membri) ancora all'inizio del 1940. C'ero anch'io, nonostante fossi il figlio di una delle femmine, la Valda (classe 1912), spedito lì da Ravenna a fare la prima elementare nel timore che nella città più grande prima o poi arrivassero i bombardamenti o forse perché non mi accorgessi che il babbo era partito assieme ad altri per l'avventura russa. Volontario, perché i colleghi che avevano fatto la Spagna eran stati tutti promossi di grado (e di paga)! Già la paga per i prediletti, a parole, del Duce prendevan 360 lire al mese e ne pagavano subito 120 per l'affitto di camera cucina nelle case popolari di via Fiume a Ravenna.

Ma torniamo ai giorni della vigilia e ai preliminari, come quando iniziò la mattanza dei maiali, uno per ognuna delle due case nelle quali la tribù dei Geminiani era divisa. Magroni destinati all'ingrasso e poi al sacrificio finale. Capo delle operazioni PRIMO, nato per secondo, al quale era affidato il coordinamento e la parte fondamentale, la sistemazione e scelta della carne. Il problema cominciava con la cattura perché prima della cattura erano messi in libertà per l'aia onde evitare addensamenti di sangue, solo che poi bisognava prenderli e quelli sapevan correre forte con rapide inversioni di marcia e grugniti.  Alla fine il primo viene "incantonato", e legato sulla spianatrice per il grande sacrificio, solo che evidentemente qualcuno si era emozionato e sul più bello era riuscito a divincolarsi e darsi al galoppo con il coltello piantato, male, nel collo. Ripreso, risdraiato e appeso a testa in giù per scolare tutto il sangue, prezioso componente del "burleng" (sanguinaccio, puro sangue versato su una base di "brazadèla" e poi ricotto al forno), e quindi la divisione via via nelle varie parti.

E noi bambini a correre di qua e là, semper in te mez di maròn, e Primo a tagliare e controllare. Le operazioni erano numerose e varie, separazione delle interiora e delle animelle, fegato, reni per le successive operazioni. Le interiora ripulite e preparate per la funzione di contenitori di salsiccie, salami e simili non appena fossero state selezionate le carni adatte e il giusto equilibrio magro e grasso. Ma ormai per noi il divertimento era concluso perché tutti avevano il loro da fare e presto sarebbe arrivato qualcosa di utile, la pié fréta, la pizza fritta nel grasso: bolle di pasta tipo pizza buttate nel grasso bollente per diventare delle bolle saporite e rigonfie e spesso condite con la "saba".

Ma e il PRESEPE? L'ALBERO?

Per il PRESEPE bastava e avanzava quello del PRETE, il Parroco don Montroni, e i miei eran romagnoli che andavano a Messa la domenica e le donne qualche spesso anche alla Messa delle 6 di mattina durante la settimana, se non c'erano lavori urgenti. Quanto all'ALBERO, arrivò dopo il '45, un po' striminzito con delle arance appese, frutto insolito nella Romagna dell'epoca e accompagnate a volte dai più facilmente spellabili mandarini ancora più preziosi.

E i bimbi, contenti lo stesso. Non sempre, è vero, avevo visto, Natale 1944, in una vetrina a Bussolengo dove eravamo con mio padre al seguito del suo Duce, un bellissimo cavallino con carrozza e pedaliera, ricordo ancora il prezzo, 9.000 lire ma nessuno l'ha mai saputo che mi piaceva!



venerdì 13 dicembre 2013

DIVERGENZE

Steso sul quel residuo di divano, tutto avviluppato nella logora vestaglia a parziale surrogato della stufetta a gas ormai spenta (doveva ancora pagare la bombola precedente) si girò e con voce carica d'odio esplose: TANGHERO A CHI?

Ma amore, ti prego, non ho detto "tanghero", ero come immersa in un ricordo, un ricordo in cui eravamo giovani giovani, avevamo come sempre bisticciato e mi ero buttata quasi con violenza fra le braccia di quel bel TANGUERO che tanto ti aveva ingelosito. 

E feci bene, caro il mio gelosone...

Mi strappasti via e per due giorni tu fosti tutto e solo per me, ignorando lavoro e moglie!