domenica 16 marzo 2014

UN RICORDO DECISIVO.



Eppure anche stamattina avevo comprato i soliti quotidiani, mi ero sorbito i paginoni di Repubblica con i ricordi del vecchio fondatore ed i suoi ricordi di colloqui a due e tre voci. Mi era tutto scivolato via, come previsto e prevedibile. Poi stasera su Rai 3 c'era una ripresa di quelle ore, di quella folla, e, sarò limitato, di quel pulmino essenziale, forse patetico, quasi raccattato all'ultimo minuto con senso sparagnino, sommerso e disperso in quel mare di folla, ricco più di canti che di bandiere, perché le bandiere eran dentro e i canti, quelli di sempre, eran gli stessi che avevano accompagnato e tuttora accompagnavano le rudi lotte di fabbrica e della vita. 

Son tornato allora in quella dimensione di vita, di speranze, dimensione non poi così lontana guadando il calendario, stupito che fossero passati SOLO 30 anni e che io all'epoca fossi già decisamente grande, come dicono qui in Sardegna, già verso i 50.
E son ritornato a rivedermi con gli occhi di allora e nel ribollire, quasi un marasma, di contraddizioni, di speranze, di sensazioni e di fughe verso il personale individuale. Stranamente proprio in quei giorni c'era un clima di riappacificazione complessiva, uno dei primi a visitare "la salma" era stato Almirante senza particolari meraviglie nè dalla sua nè dalle altre parti. E quel mondo lo conoscevo bene, anche se lo MSI bolognese era altro rispetto a quello di Trieste dove ero cresciuto, decisamente retrò, ostensivamente labari e saluto alla mano, nonostante fosse stato la città di Arpinati.

C'era altro che in qualche modo divideva, come i residui del'68 e i pochi del '76 , molto però veniva in gran parte riassorbito dal partito  (a Bologna "il partito" era, e in parte ancora è, il PCI). Qualcuno dei colleghi che anni prima giocavano al pallone in classe stava entrando nei ranghi, tutti gli altri dispersi nei corsi comunali parascolastici li avevamo immessi in ruolo superando ostacoli di titoli di studio e riconoscendo anzianità indipendentemento dal possesso dei titoli (a Bologna tra istituti tecnici maschili e femminili, scuole dell'infanzia, nidi, dopo scuola medi ed elementari tutti gestiti dal Comune eravamo più di 3000 e io ero il quadro UIL-UNDEL delegato). Era in atto quel che capita dopo una burrasca, c'è una decantazione delle acque così che tutto sembra limpido. Nel mio piccolo io avevo lasciato il riferimento politico MSI, ero passato nelle vicinanze del PSI, ma in rotta di collisione con i craxiani locali e l'occasione per la rottura finale fu un congresso sindacale quando non me la sentii di votare alcuni nomi solo perché così era l'ordine.

E fu così che decisi, forse anche sotto l'emozione dell'avvenimento, di cominciare a votare PCI, difetto che continuai ad avere da allora votando per tutte le successive denominazioni senza più partecipare neppure marginalmente all'attività partitica. C'era già molto da fare nei casini personali e nel lavoro anche extrascolastico.

venerdì 14 marzo 2014

VITA



Era agosto, erano finiti anche gli esami di maturità e il prof era finalmente libero da ogni impegno. E anche lei. E, coincidenza, erano entrambi liberi da altri impegni, quei soliti impegni che gli adulti non più ragazzini hanno, che siano stati presi in Chiesa o altrove in modo, come si usa dire, civile. Così decisero che siccome era sabato, un viaggetto tranquillo verso i Lidi Ferraresi si poteva pure fare magari dalle parti di Pomposa così da unire cultura, mare e intimità personali. E' vero che di ore ne passavano parecchie ogni settimana assieme, durante l'anno scolastico, almeno 14 alla settimana, lui era il Teorico, lei, decisamente più giovane, l'assistente e oramai dopo i primi due anni erano assistenze molto gradite e c'era voluto del BELLO e del buono per convincerlo che era possibile! 

Ma torniamo a quel sabato d'agosto bolognese, le occasioni di incontro "privato" sarebbero state un po' meno facili, le estati con dei coniugi pieni di VIRTU' pongono limiti pesanti e quindi perché non approfittarne (una era via da CASA con il figlio piccolo dalla sorella lassù in Friuli, l'altro era ad un Congresso di chimica in Svezia ancora per almeno due giorni). 

La giornata era piena di sole, Bologna, Ferrara Sud, poi Comacchio e via a sinistra sulla Romea e le mani che ogni tanto si cercavano rendevano ancor più leggero il viaggio e anche le chiacchiere erano leggere e solite, è un FATTO che la comunione nel luogo di lavoro crea molte coincidenze di interessi e anche di osservazioni sia sugli studenti sotto trattamento che a spese dei colleghi, meglio ancora delle colleghe specie se esaminate con gli occhi di un'altra quasi ragazzina con qualche dieci anni in meno. 

Se ne dicono di CORBELLERIE volendo!

Ma parlando, ridendo, accarezzando specie se non ci sono di mezzo quei jeans così scomodi il tempo passa veloce ed erano arrivati quasi a Pomposa troppo in anticipo per quel ristorantino che li aveva visti qualche altra volta e c'era proprio in vista una stradotta  in direzione delta del PO con sprazzi di pineta. Dai che ci fermiamo un po', facciamo finta d'aver meno di vent'anni, prendi su il plaid, qui non corriamo certo il rischio di incontrare qualcuno che ci o ti conosce... E fu così, c'era un gruppo di pini e un rondò di cespugli quasi messo lì da un premuroso demonietto vestito da amorino. Poi si sa, si comincia piano piano e a volte nonostante la quasi consuetudine i gesti si fanno più insidiosi, più decisi, più delicati, più determinati...

Passa del tempo, tiran  su gli occhi e proprio quasi al confine del rondò di cespugli un allegra famigliola padre madre e tre figlioletti tra i 5 e i 10 anni stanno allestendo tutto il necessario per il pic-nic. Evidentemente gli impegni di poco prima avevano impedito di vedere e di sentire e fortuna che d'estate svestirsi e rivestirsi non è poi complesso e così, ridendo con un po' di brividi e d'incoscienza, recuperano il Renault scassato di lui e via al localino dove ritemprarsi e sorridere e scherzare e vedere di pensare come e quando riincontrarsi. Certo anche il cibo vuole un po' di attenzione, la solita frittura direttamente dal barcone e un vinello leggero e leggermente frizzante e l'oste che, vero o finto, si ricorda di noi e fa i complimenti d'obbligo alla "signora".

Poi, avevano quasi finito, voi siete di Bologna? stupiti, certo, perché? Han detto che è accaduto qualcosa alla Stazione, prima parlavano di una caldaia, adesso invece sembra che sia esploso qualcosa, parlano di ambulanze... Oddio, dice lei, ma tuo figlio non partiva oggi, per quegli inter-rail per l'Europa tutto zaino e sai che altro? Dai chiama il conto, torniamo in fretta, ci sarà altro tempo...

PS: in effetti era il 2 agosto e il figlio grande, 16 anni, era partito con un treno delle 9 e qualcosa, avrebbe telefonato a sera inoltrata per sapere cos'era successo.   Non c'erano cellulari all'epoca. 

La sostanza dei fatti è vera, sia la parte tragica che quella  semiseria. Il prof cambiò reparto e, piuttosto dopo divorziò, l'assistente cambiò marito ed ebbe una figlia, ogni tanto si incontrarono e a volte venne loro da ridere, senza malinconia.

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 



venerdì 7 marzo 2014

1914. CENTO ANNI FA. NONNO AUGUSTO NON LO SA





Ma dovrà presto tornare a casa, al momento era tranquillo nella sua Trieste, con la moglie Teresa, la figlia acquisita assieme alla moglie Eugenia e i figli che letti nel giusto ordine esprimono il suo sentire di ribaldo carattere romagnolo, Giordano, Bruno e Hugo. Anagraficamente non era propriamente così, visto che mio padre, Bruno, arriva nel 1907, due anni dopo Hugo (all'anagrafe triestina non è chiaro se la H c'era), e dopo altri due scarsi il terzo, Giordano.

Augusto, nomen omen, era di famiglia perbene di Dozza Imolese, il padre, che poi sarebbe il mio bisnonno, aveva quella che oggi si direbbe una agenzia di servizi. Nel mondo d'allora le distanze e le comunicazioni erano piuttosto diverse, diciamo che il cavallo di San Francesco (a piedoni) impiegava oltre un paio d'ore anche camminando per sentieri e cavedagne, anche se di solito ci si appoggiava con un somaro perché andare al mercato (di solito di Imola) spesso significava merci in andata (polli, uova, primizie) e merci in ritorno (sementi, sale e pezze di stoffa e poco altro). Il somaro poteva essere attrezzato con un biroccio, e allora bisognava meglio selezionare le strade. Poi c'erano quelli del borgo che, pochi, usufruivano del cavallo con il biroccino (a due ruote) più o meno sprint a seconda dell'età e del censo.

Però nel mondo agricolo ogni tanto, spesso, c'erano cose da sistemare a livello patrimoniale ed ecco che Cremonini fungeva da intermediario per notai, eredi, acquisti, vendite e assistenza in genere. Con gli occhi di oggi la vallata è un rifugio di borghesi benestani con ville ricche di parchi e tranquillità, anche allora era agricoltura buona, dalla via Emilia salendo lungo il Sellustra ma non si deve salire troppo perché poi diventa calanco, meraviglioso per l'occhio, meno per le gambe e la pancia. Ecco quindi l'habitat in cui Augusto era cresciuto, secondo dopo la sorella Maria, ma già con i sentori del nuovo e quindi non certo voglioso di un futuro tutto legge ordine e ufficio. La sorella, MARIA la BELIA  (tradotto, la LEVATRICE, figura importante nel mondo contadino), primogenita  seguirà strade molto più consuete.

Ma torniamo all'Augusto che non segue strade consuete e ben presto entra nell'industria, cioè nella produzione, facendo il CANAPINO e svincolandosi quindi dal mondo paterno. Ma anche nella produzione e lavorazione della canapa ci sono aspetti diversi e proprio a Imola c'era la trasformazione della canapa nei cordami pregiati, quelli destinati all'impiego marinaro e comunque in quei settori che poi utilizzeranno cavi di acciaio. Ancora oggi c'è chi ricorda che attorno alla "rocca" di Imola si lavoravano quelle che sarebbero diventati cordami e gomene (nei miei ricordi di seminarista a Imola, anni 1947-50, ci sono i cavalletti e le macchine nel prato della rocca a produrre lunghezze di molte decine di metri fino anche a qualche centinaio). Era un lavoro senza limiti di tempo e ben retribuito e lo dimostra il fatto che attorno a questi prati c'erano osterie in abbondanza e quei luoghi ospitali con signore e signorine disponibili (a pagamento) a regalare compagnia, luoghi che anche lo Stato Pontificio, quando ancora esisteva, tollerava con molto interesse.

Naturalmente assieme al lavoro, alla vita poco ordinaria e ordinata, c'erano altre tentazioni. Imola era terra di socialisti, l'amministrazione comunale era guidata dai socialisti, per non parlare di Andrea Costa e come sempre c'erano le due anime, quella rivoluzionaria e quella, diremmo oggi arruffando il nasino, socialdemocratica. Nonno Augusto, ovviamente, era tra i casinisti rivoluzionari fino al punto di avere una reputazione quasi anarcoide e il padre di lui fu consigliato di avvertire il figlio e nonno Augusto partì per la solita strada via mare e, partendo dalle valli di Comacchio, arrivò a Trieste allora in forte espansione e affamata di mano d'opera capace e sveglia. Poi il resto era ovvio, l'Impero austro-ungarico consentiva accoglienza e libertà di movimento al suo interno, perché ci pensava la sua gendarmeria a tenere sotto sorveglianza gli ospiti.

E così, come già visto nonno Augusto trasforma la sua vita fino a crearsi quella tribù già raccontata. Dicono quelli che l'han conosciuto che l'unica lingua che conosceva e usava era il dialetto romagnolo originario e ci pensava nonna Teresa a tenere il timone. E non esito a prenderlo per vero, conoscendo il carattere delle donne di là e la comodità di molti maschi di affidarsi e confidare nella forza e saggezza femminile, specie dopo avere provveduto all'arrivo della prole avendo cose ben più importanti e, soprattutto, più interessanti cui provvedere. 

Poi c'è Sarajevo, l'Italia con le sue velleità irredentiste e agli ospiti italiani della tribù Cremonini nell'estate1914 arrivò l'aut-aut: o l'invio nei lager o il ritorno in Italia e così nonno Augusto e tutti i suoi arrivarono a Imola ospiti della sorella MARIA la Belia che intanto aveva sposato un serio impiegato di Banca più spesso a Bologna che a Imola e non aveva figli propri e in sintonia con la cognata teneva in riga grandi e piccoli. 

Il resto è storia veloce, finì la guerra, i Cremonini tornarono a Trieste lasciando alla zia il più grande, Bruno mio padre, che, abitava, combinazione, confinante con il podere dove intanto era nata la Valda che, dopo tante vicissitudini, quasi vent'anni dopo sposò, anche perché la luna andava crescendo e pochi mesi dopo nasceva il Benito! 

MA QUESTA è un'altra storia.


martedì 4 marzo 2014

UN BAMBOCCIONE di 54 anni


I fatti sono semplici, c'è un passaggio pedonale, delle macchine si fermano correttamente, arriva un... tale (non lo definisco a scanso di querele) in moto e stende lo "anziano" (come specificano ossessivamente i tanti cronisti) a terra.  Frattura bilaterale tibia e perone e frattura del bacino dell' ANZIANO (73 anni) pedone, manco fosse un carrarmato. Ci fosse stato un articolo, di quelli su google news, che avesse messo in rilievo il Mario Bartolozzi (lo cita per caso l'Unità) prima dell'arrambante Fiorello...

A proposito, 20 punti di sutura al cranio... Ce l'aveva il casco?

E non parliamo del rilievo su FB, ha avuto molto successo una battuta riferita al tapino pedone: se lo metterà tra i ricordi! 

Doglianze di un vecchio e pure invalido (ogni tanto me lo dimentico, è dal 1959)? Non prendiamoci in giro, basta star fermi come un cronista da You Tube a un incrocio con semaforo rosso per vedere  i rush da avvicinamento per guadagnare un qualche metro per avvicinarsi alla pole position...

venerdì 28 febbraio 2014

RITORNO...

Si trascinava pian piano, scalino su scalino, non eran più i tempi dell'attico al sesto piano con l'ascensore diretto lì, fuori San Vitale (scusate adesso di dice fuori Massarrenti), passato l'attacco della tangenziale e correndo verso Castenaso. Quanti sogni, quanti sospiri e quante avventure, specie di lavoro. Il resto importava niente. Ma in fondo anche adesso, certo era cambiato il palcoscenico, il piano era diventato il primo, ma il rituale non era cambiato. Oddio, anziché parcheggiare l'auto, era sceso dall'autobus e si era fatto quel quasi mezzo chilometro di viottolo, schivando i capannoncini da un po' in disuso, arrivando fino a quella "bella" casupola che un tempo forse era poco più di un pollaio. Già proprio un pollaio come usava con sotto, al piano terra, le poste per i magroni all'ingrasso e, sopra, il pollaio vero e proprio raggiungibile con una scaletta esterna, poi sicuramente inglobata e condonata anche lei, quando una qualche sanatoria aveva trasformato il tutto in una villetta quasi monofamiliare. 

Con il condono successivo, avevano separato il piano terra dal primo e così il primo, 52 metri quadri  ben distribuiti, era diventato un bicamerale (come a Roma) con aggiunta di cucinino e soggiorno e il terrazzino... Usava quell'immagine per suggerire che in fondo era quasi la rappresentazione concreta della politica, due camere per chiacchierare e il resto dove mangiare e quindi raccogliere quanto avevano fruttato le chiacchiere... Ma ormai non c'eran più amici ad ascoltare quelle banali battute, facendo finta di morire dal ridere.

Già il terrazzino, quando sarebbe arrivato dentro casa, intanto era appena al pianerottolo di mezzo quello con il finestrotto, doveva controllare se lo sbarramento aveva funzionato. C'era un gatto che per un suo strano gusto dell'insolito era in qualche modo riuscito ad arrivare fin lì e non riusciva a capire da dove. Veramente non era neppure riuscito a vederlo, ma quel verso sottile, quasi querulo, poteva essere solo un miagolìo. Ancora due scalini e... ecco arrivato. Si vede bene, lo capisce anche un idiota (stava per dìre mentalmente un mona, quasi avesse dimenticato che non era ancora a Trieste e quella era pur sempre Bologna, da più di 50 anni) che avevan sbagliato i calcoli e non c'era neanche un pianerottolino alla fine e toccava stare traballanti sull'ultimo gradino, riuscire a trovare le chiavi, scegliere quella giusta, infilarla nella yale, girare in senso antiorario e nello stesso tempo con la spalla premere contro la porta. Qualche volta rischiava di scivolare, specie se pioveva, amava ripetersi che l'umidità fa ingrossare il legno e lo stipite allora stringe e il piede rischia di  non avere l'attrito necessario per fare tenuta. Magari un tempo i suoi studenti ne avrebbero approfittato per ridere (e farlo contento!).

Fatto! Mai una volta che si ricordasse dove aveva infilato le chiavi, me le devo attaccare al collo (con una catenella lunga, suggeriva suo figlio che adesso era in India o chissàddove).  Gli aveva scritto giusto sei mesi fa, era da qualche parte in quelle isole non ricordava più se Sumatra o Jakarta e scriveva non mi ricordo più se del mare o del cielo blù cobalto (quando non pioveva o non tifonava). 

Ma adesso il problema era il gatto, quell'intruso, chissà che voleva e proprio in casa doveva venire e come entrava poi, lui, i suoi miao e le sue voglie. Però, ma da dove entra... La finestra lì a destra è bella chiusa, l'altra invece pure, rimane il cesso, ma lì c'è uno scuretto, già devo ricordarmi di passare la bomboletta sui cardini per bloccare quel scìovìo appena arriva una brezzol...ina. 

Ma proprio come adesso, ma allora quello non era un miagolìo e neppure una roba querula, era solo un maledetto cigolìo!

Questo post fa parte di un gioco di scrittura tra blogger su parole scelte a turno dai partecipanti. Parole e partecipanti li potete trovare sul blog "Verba Ludica", al link:   http://carbonaridellaparola.blogspot.it/ 


martedì 25 febbraio 2014

HOMO "INSOLITUS STUPIDUSQUE"

C'è un ragazzotto che si aggira per luoghi a LUI sconosciuti, però LUI non lo sa o, forse, semplicemente se ne frega. Noi invece sappiamo tutto di lui, ci sono legioni di attenti osservatori che lo stanno seguendo, valutando per capire cosa ha di così diverso da tutti quegli altri. L'ultima casuale novità è stata oggi l'analisi del linguaggio, analisi attenta tanto da richiedere la presenza di illustri esperti e tutto questo in diretta sul programma gioiello di RADIO RAI 3: farenheit (con l'H al centro, come gli aficionados sanno). 

Già ieri ci siamo resi conto che il TALE era così cafone da tenere le mani in tasca, non ho ancora capito se contemporaneamente ha approfittato per darsi una grattatina ai coglioni, magari attraverso un buco nella fodera interna così tanto da rassicurarsi sulle sue qualità bio-fisiche rimaste inalterate.

Del resto da subito Cuperlo cercava di eliminare quel corpo estraneo alla tradizione e ai sogni dei "veri democratici" vicenda che  alla fine  si concludeva così

Chi assiste a discorsi epidittici è spettatore passivo nei confronti dell’azione e attivo nella valutazione estetica e morale. Il discorso di Cuperlo, tutto teso alla morale, rende di fatto bene la metafora dell’oratore-educatore e dello spettatore che viene formato. Il discorso di Renzi invece sembra giocato su un rapporto tra pari, in cui lo spettatore entra a far parte della scuderia e dei suoi meccanismi interni. Uno è centralista, l’altro sembra più aperto a unire in costellazione luci lontane fra loro.

Purtroppo Cuperlo non ce l'ha fatta ed è ancor più necessario spaziare per dimostrare che quel TALE è un corpo estraneo e che è un fatto accidentale, e, allora, finalmente potremo porre rimedio. Ma non è così semplice perché c'è anche chi la pensa diversamente. E la pensa così diversamente che legge anche in modo diverso come quel tale si muove, parla e si agita. L'esempio viene da parecchi mesi fa,  ma anche se eran giorni più lontani. conviene pur sempre rileggerle quelle righe <così profonde e significanti> almeno quanto quelle che oggi si spendono perché il "colto" PUBBLICO e "l'inclita" GUARNIGIONE si possano arricchire.
  
Renzi, scamiciato e senza cravatta, è l'immagine della politica dell'antipolitica, o dell'antipolitica nella politica. Non ha però bisogno di scomporsi o di sbraitare per farlo capire. Gli basta la sua naturale scioltezza, sorniona e accattivante, per sedurre chi guarda. Gli bastano i toni sottili dell'ironia per far arrivare forte e chiaro il suo messaggio: il modo è di un'aerea leggerezza, anche se le parole sono pesanti come macigni. Le dà, il sindaco di Firenze, altroché se le dà. E sono colpi di maglio. Prende la vecchia politica a sciabolate, a badilate, a randellate; la rottama con il corpo contundente dell'evidenza delle cose.

Chissà chi ricorda il linguaggio poi definito MOROTEO venuto poco prima o poco dopo quello DOROTEO, anche se con doroteo si intende più un modo d'esser politici e con moroteo un modo complesso di ragionare e pensare derivato, raccontavano, dalla MAGNA GRECIA (« Itala nam tellus Graecia maior erat. », dicono da OVIDIO) o più semplicemente maturato in un ambiente socio-politico-economico (come si usa dire) quasi cristallizzato e autoreferenziale. Il tutto poi finito in quel POLITICHESE che era ed è quanto di più bolso, squallido e inutile si possa immaginare, POLITICHESE che in ogni partito rappresentava, e rappresenta, un proprio gergo da iniziati e da collusi.

CAMBIERA' QUALCOSA? Me lo auguro, immaginare i politici, i dirigenti, gli  alti funzionari che parlano come mangiano (e un lascito di mia madre: scorr coma at mégn), magari togliendo quelle tante saporite cadenze dialettali indice così certo e cartina di tornasole della loro piccineria culturale e mentale.

Già questo sarebbe un grosso lascito di questo ragazzaccio toscano, che vi ostinate a considerare democristiano e che forse è semplicemente una nuova Italia stufa e che vorrebbe farsi ascoltare senza dover sottostare a ritualità fasulle e gerghi settari e che sbagliando spera di aver trovata una strada diversa rispetto ai tanti più o meno fasulli forconi, cicaloni, grilloni, sinistri veri, forzitaglioni e più ne conoscete più ne trovate.

PS: chissà cosa sarebbe diventato Mussolini se invece di un incarognito Vittorio Emanuele III avesse avuto come capo dello Stato un banalissimo NAPOLEONITANO, con tutti i suoi limiti e pregi di vecchio comunista obbediente nel far da DESTRA nel PCI di Togliatti, Longo, Lajolo, Pajetta, Di Vittorio etc. etc. etc.


sabato 22 febbraio 2014

MILITE IGNOTO



Strane coincidenze, stanotte ho dormito sul divano, quello che sta di fronte al televisore, oggetto che di solito non condivido molto anche perché non ci sono molte coincidenze di interessi fra me e chi maneggia quel coso che decide i canali e tutto il resto. Non che io abbia gusti difficili, anzi, son rimasto ai vecchi western e di roba moderna ampiamente riciclata di solito mi accontento delle serie del tipo Criminal minds o simili sulle reti di skype che guardo sulla TV della mia padrona, quando lei è fuori. Stanotte invece ero a Cagliari in casa d'amici.  E naturalmente mi sveglio sempre prestissimo così ho curiosato in TV e sul 3, ore attorno alle 06,  c'era una serie di film Luce datati Novembre 1921. Per i curiosi  c'è una PART 1 e una PART 2, anche se stamattina era diviso in 4 parti. 

Intanto è stata una carrellata dal vivo, per quel che è possibile quando è il potere che dirige le cose, ma la folla, la compostezza, il vivo interesse di strati sociali diversi allineati lungo il percorso durato più giorni dai luoghi di quella guerra cancellata dai nostri ricordi (dovrei scrivere vostri, ma ormai non è del tutto vero) fino a ROMA mi hanno colpito. Così come la grande importanza di uniformi di ogni ordine e grado. E in quegli anni la nostra NAZIONE era percorsa da scontri durissimi e quella guerra era costata attorno a 700 mila vittime oltre ai feriti mutilati e simili dolorose conseguenze, eppure stranamente non si notano turbolenze o quelle solite cose che così abitualmente incontriamo ai nostri giorni. E all'epoca furono mandati a morire intere leve d'età e da regioni lontane, gente che a malapena conosceva la sede più vicina di governo locale e del potere centrale l'immagine più diffusa era quella dei carabinieri alla ricerca di renitenti o dei dazieri a controllare se i carretti erano dotati di quella targhetta annuale che doveva decorare qualsiasi veicolo girasse per strade o mulattiere.

Sarà paranoia mia, sarà condivisione istintiva, sarà che chiamandomi Benito tutto diventa ovvio ho notata molto meno retorica di chi oggi inneggia o combatte il PD o i Grilli con le Stelle, o combatte contro le TAV di turno o campa, come certi quotidiani, sulle altrettanto quotidiane miserie d'Italia (sempre naturalmente responsabilità di altri). Oppure ancora si abbandona a piangere sulla povera gioventù che all'epoca di cui sto parlando quasi non c'era visto che il 90% degli umani italici passava dall'infanzia all'essere adulto in una età compresa fra gli 8 e gli 11 anni.

Se avete voglia di quasi conoscere i vostri bisnonni guadate questi you tube ricavati dai Film Luce.