Eppure anche stamattina avevo comprato i soliti quotidiani, mi ero sorbito i paginoni di Repubblica con i ricordi del vecchio fondatore ed i suoi ricordi di colloqui a due e tre voci. Mi era tutto scivolato via, come previsto e prevedibile. Poi stasera su Rai 3 c'era una ripresa di quelle ore, di quella folla, e, sarò limitato, di quel pulmino essenziale, forse patetico, quasi raccattato all'ultimo minuto con senso sparagnino, sommerso e disperso in quel mare di folla, ricco più di canti che di bandiere, perché le bandiere eran dentro e i canti, quelli di sempre, eran gli stessi che avevano accompagnato e tuttora accompagnavano le rudi lotte di fabbrica e della vita.
Son tornato allora in quella dimensione di vita, di speranze, dimensione non poi così lontana guadando il calendario, stupito che fossero passati SOLO 30 anni e che io all'epoca fossi già decisamente grande, come dicono qui in Sardegna, già verso i 50.
E son ritornato a rivedermi con gli occhi di allora e nel ribollire, quasi un marasma, di contraddizioni, di speranze, di sensazioni e di fughe verso il personale individuale. Stranamente proprio in quei giorni c'era un clima di riappacificazione complessiva, uno dei primi a visitare "la salma" era stato Almirante senza particolari meraviglie nè dalla sua nè dalle altre parti. E quel mondo lo conoscevo bene, anche se lo MSI bolognese era altro rispetto a quello di Trieste dove ero cresciuto, decisamente retrò, ostensivamente labari e saluto alla mano, nonostante fosse stato la città di Arpinati.
C'era altro che in qualche modo divideva, come i residui del'68 e i pochi del '76 , molto però veniva in gran parte riassorbito dal partito (a Bologna "il partito" era, e in parte ancora è, il PCI). Qualcuno dei colleghi che anni prima giocavano al pallone in classe stava entrando nei ranghi, tutti gli altri dispersi nei corsi comunali parascolastici li avevamo immessi in ruolo superando ostacoli di titoli di studio e riconoscendo anzianità indipendentemento dal possesso dei titoli (a Bologna tra istituti tecnici maschili e femminili, scuole dell'infanzia, nidi, dopo scuola medi ed elementari tutti gestiti dal Comune eravamo più di 3000 e io ero il quadro UIL-UNDEL delegato). Era in atto quel che capita dopo una burrasca, c'è una decantazione delle acque così che tutto sembra limpido. Nel mio piccolo io avevo lasciato il riferimento politico MSI, ero passato nelle vicinanze del PSI, ma in rotta di collisione con i craxiani locali e l'occasione per la rottura finale fu un congresso sindacale quando non me la sentii di votare alcuni nomi solo perché così era l'ordine.
E fu così che decisi, forse anche sotto l'emozione dell'avvenimento, di cominciare a votare PCI, difetto che continuai ad avere da allora votando per tutte le successive denominazioni senza più partecipare neppure marginalmente all'attività partitica. C'era già molto da fare nei casini personali e nel lavoro anche extrascolastico.



